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Storia del vino in Sicilia

 sicilia e uva

In Sicilia occidentale l’introduzione del vino si fa risalire al popolo dei Fenici tra l’VIII° e il VII° secolo a.C.. Invece nella Sicilia orientale alle falde dell’Etna e nella zona dell’Agrigentino si sono trovate tracce di viti selvatiche dette “ampelidi” risalenti addirittura all’età Cenozoica o Terziaria iniziata all’incirca 66 milioni di anni fa dove l’evoluzione della fauna e della flora, offrono quello stupendo panorama di specie presenti anche ai nostri giorni.

Con l’arrivo in Sicilia dei Greci che rimasero nella nostra amata terra per circa 500 anni (VIII° sec. a.C.), essendo avvezzi all’uso di tale bevanda, si sviluppò la coltivazione di vitigni anche nella Sicilia orientale.

Sotto i Romani nel III° sec. a.C. anche se la coltivazione era sviluppata in zone limitate, le colture isolane venivano esportate in grandi quantità, come la Malvasia e il Mamertino. Con la venuta del Cristianesimo nei primi secoli d.C. le terre Siciliane passarono sotto il controllo della Chiesa che sostenne la produzione del vino. Quando fu invasa dai barbari nel (V° sec. d.C.), tale produzione ebbe una battuta d’arresto.

Successivamente quando arrivarono i Musulmani nell’800 d.C. praticando le leggi del Corano che vieta l’uso di bevande alcoliche, la produzione scomparve quasi del tutto ma non avendola vietata in modo fermo e deciso, vennero prodotte uve pregiate da tavola come lo Zibibbo (Pantelleria). Con l’arrivo successivamente dei Normanni all’incirca nell’anno 1000, la coltivazione vinicola si riprese fino a quando le troppe tasse provocarono il malcontento isolano che decise di non piantare più vigneti. In seguito la produzione si riprese con gli Aragonesi e dopo con gli Spagnoli.

Nella seconda metà del 1700 l’Inglese Woodhouse ebbe l’intuizione di commercializzare un vino prodotto nel Trapanese chiamandolo Marsala in onore del porto dove aveva attraccato con la sua nave. Il Marsala è un vino liquoroso che ricorda molto “essendo invecchiato in botti di legno” i vini Spagnoli e Portoghesi.

Alla fine del 1800 una grave malattia delle viti fece si che le stesse si dimezzassero. Grazie all’innesto di viti Americane, si cercò di risolvere il problema, ma solo agli inizi del 1900 si incominciarono a vedere dei miglioramenti. Con l’epoca fascista (cominciata nel 1922), fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale a causa della lentezza burocratica e alla confisca delle terre, si dette un nuovo colpo alla produzione. Con la fine del conflitto Mondiale, negli anni fra il ’50 e il ’60, molti contadini abbandonarono le terre per cercare fortuna al nord ritenuto più fiorente. Con la nascita delle Cantine Sociali, chi era rimasto ebbe l’opportunità di riscattarsi dallo stato di povertà.

Con L’introduzione del M.U.C. (Mercato Unico Europeo) nel ’70, l’etichettatura DOC (Denominazione di Origine Controllata), la miglioria delle tecniche di coltivazione e la meccanizzazione possiamo parlare di vero boom dei vini siciliani.

Attualmente le tipologie di vini che si trovano in Sicilia sono:

Alcamo, Cerasuolo di Vittoria, Delia Nivolelli, Erice, Etna, Malvasia delle Lipari, Marsala, Menfi, Monreale, Noto, Pantelleria, Salaparuta, Contea di Scaflani bianco, Contessa Entellina, Placido, Riesi, Santa Margherita di Belice, Sciacca, Vittoria

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