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La pesca del pesce spada nello stretto di Messina, un’antica tradizione d’arte marinara

 

Nelle acque dello Stretto di Messina si pratica ancora, approfittando della migrazione del pesce spada da maggio ad ottobre, un tipo di pesca le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Lo scrittore Polibio, già nel periodo greco, descrive esattamente questo tipo di pesca. 

Il pesce spada raggiunge a volte anche i 3 quintali di peso ed i 4 metri di lunghezza. E’ caratterizzato dalla lunga spada prominente ed ha un potere nutritivo assai elevato, tanto da farlo ritenere dagli antichi cibo divino. Per questo motivo questo pesce costituisce una preda ambita. 

Oggi la pesca del pesce spada avviene con tecniche moderne, ma nello stretto di Sicilia sopravvive ancora una tecnica di pesca antica che si tramanda da secoli da generazione in generazione e si effettua da una imbarcazione particolare a 5 remi, detta “Feluca”. Di queste antiche  imbarcazioni, lunghe poco più di 6 metri, dipinte di nero, snelle e veloci, ne esistono attualmente soltanto una dozzina. Sono caratterizzate da un alto albero maestro (Farere), adesso alto sino a 25 metri, ma anticamente alto solo 3,5 metri, in cima al quale si colloca il pescatore che ha il compito di avvistare la potenziale preda, e da una lunga passerella posta anteriormente a sbalzo della prua (luntru), dove si posiziona il fiocinatore.

Dall’alto dell’albero maestro della Feluca, il pescatore antenniere, avvistata la preda gettava un grido d’allarme. Il fiocinatore coglieva con abilità il momento opportuno per lanciare a mano la fiocina uncinata assicurata all’imbarcazione da una lunga lenza.

 

In questa antica lotta, che seguiva un rituale assai rigido, non era sempre l’uomo a vincere. Era una battaglia dura che è costata la vita anche a tanti pescatori. Per questo motivo  veniva invocata la protezione di “Santa Marta biniditta” al momento del lancio della fiocina. La battaglia si faceva a questo punto cruenta. Ad intervalli il pesce infilzato affiorava e s'inabissava finché, spossato, si arrendeva all’uomo.

Non di rado il compagno o la compagna  del pesce spada colpito, vedendo il suo compagno in pericolo, entra in difesa del suo simile, a volte anche cercando di aggredire l’uomo. Ma tutto ciò non fa altro che favorire la propria cattura.

Di questa storia d’amore e di morte si è fatto interprete magnifico Domenico Modugno nella sua canzone “U pisci spada”.

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