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Misantropo

misantropo

Misantropo di Moliere

Dal 15 al 18 dicembre, presso Scenario Pubblico di Catania, andrà in scena il nuovo spettacolo teatrale di Nicola Alberto Orofino "Misantropo", prodotto da LA MEMORIA DEL TEATRO e in collaborazione con SENZA MISURA TEATRO e PROGETTO S. E. T. A. 
Lo spettacolo fa parte della rassegna teatrale PALCO OFF diretta da Francesca Vitale. 

Giorni e orari: 
giovedì 15 dicembre ore 21 
venerdì 16 dicembre ore 21 
sabato 17 dicembre ore 17:30 
sabato 17 dicembre ore 21 
domenica 18 dicembre ore 17:30 
domenica 18 dicembre ore 21 
presso SCENARIO PUBBLICO sito via Teatro Massimo n.16 

MISANTROPO di Molière con Silvio Laviano, Egle Doria, Enrico Sortino, Paolo Toti Guagenti, Roberta Amato, Diego Rifici 
riduzione adattamento e regia di Nicola Alberto Orofino 
assistente alla regia Alessandra Barbagallo 
foto di scena Gianluigi Primaverile 
ufficio stampa Stefania Bonanno 
Scenografie ArsinoeDelacroix 
Costumi Laura Lazzaro 
Luci Luca Giannone 
Scenografo costruttore Giuseppe Pomidoro 
Assistente alle scenografie Chiara Tirone 

 

***** 
NOTE DI REGIA 

Ma quanta tenerezza sotto la misantropia, 
e quanta misantropia sotto la tenerezza! 
(Lemaitre). 

“Un uomo, o piuttosto un demonio rivestito di carne e vestito da uomo” 
“Meriterebbe un supplizio elementare e pubblico, precursore di quello dell’Inferno” 

Così la Compagnia del Santo Sacramento, una specie di società segreta che riuniva i clericali più intransigenti, e che godeva alla corte di Luigi XIV grande prestigio e autonomia, attacca Jean-Baptiste Poquelin detto Molière, artista straordinario e che gode del preziosissimo favore del Re. 
A scatenare la cabale des dévots fu la prima rappresentazione di Tartufo, e non poteva essere altrimenti. Tartufo è la più grande satira che sia mai stata scritta contro l’ipocrisia e coinvolge la religione, le sue pratiche, i suoi fedeli, attacca il Primo Stato dell’ AncienRégime, le confraternite, gli ordini minori. Nel cielo dell’arte si perdona tutto, ma la politica, specie quella dei vertici massonici, sappiamo come insorge di fronte ad una critica spiattellata in scena, ieri come oggi. 
Fu così che Luigi XIV, vista l’aria che tirava, ne vietò la rappresentazione pubblica e allontanò il suo favorito artistico dalla corte. 
Jean-Baptiste Poquelin detto Molière, artista straordinario e che godeva del preziosissimo favore del Re si sente amareggiato, smarrito, rifiutato e, inchiodato a letto per una tubercolosi che gli stava devastando i polmoni, comincia a scrivere una nuova commedia. 
Ci mette tutto se stesso (nel vero senso della parola…). 
Intitolerà quell’opera (Moliere è un genio beffardo!) “Le misanthrope”, 
MISANTROPO. 

MISANTROPO è una denuncia, un’invettiva franca, un breviario di contestazioni elaborate da un uomo sincero. 
Sincero, come solo un artista eccezionale riesce ad essere quando trasforma un crollo fisico e psichico in capolavoro drammaturgico. 

MISANTROPO è un’opera-confessione. 
No, mi correggo. 
MISANTROPO, è molto più, di un opera-confessione. 

MISANTROPO è uno scrigno prezioso che oltre a racchiudere il pianeta molieriano, sporco e corrotto, delle opere precedenti, ci abbozza un altro mondo, un mondo ideale, certo, (solo ideale) il cui unico patto fondativo è la franchezza delle relazioni fra gli uomini. 

Alceste è il protagonista della nuova commedia. 
Alceste, è l’esatto opposto di Tartufo (Molière è un genio beffardo, ripeto!). 
Alceste è l’uomo il cui unico talento è la verità. 
Alceste è Molière stesso, vittima del vizio sociale e dell’ipocrisia che si illude di poter combattere, e Molière in persona si riconosce in Alceste, riuscendo in tal modo a fare auto satira raffigurandosi come nuovo Don Chisciotte che inveisce contro le miserie del mondo scatenando la sua risata di scherno. 
Alceste è un puro, che vive nell’illusione di un amore che non c’è, che si strugge per trovare la via della sincerità (umanità) in un consorzio sociale unto e bisunto il cui fondamento è la realizzazione di relazioni umane finte e grottesche. 
Alceste è modello che tutti sentono vicino (paradossale, ma vero), a cui tutti aspirano, salvo poi trovare più facile, più comoda e più pratica la via della società intrisa di buone maniere che il buon uso prescrive. 
Quello di Alceste è un impegnato viaggio filantropico, un ostinato esercizio maieutico alla ricerca di una verità che non c’è. E’ il tentativo meritorio e fallimentare, di dare un senso autentico alle parole, perché l’uso accorto e franco del linguaggio è presupposto imprescindibile del suo mondo ideale. 

Un viaggio filantropico il cui unico approdo è però un fallimento. E il fallimento qui si chiama misantropia allorché il consorzio sociale di Alceste viene meno e la solitudine prende il sopravvento. Per Alceste la fine (disastro) della sua missione, è la sua realizzazione, laddove il desert (isolamento) rimane l’unica via possibile (concreta) alla sincerità. 

*** 

Molière scrive MISANTROPO a seguito di un accadimento squisitamente teatrale (la censura subita da Tartufo e il conseguente allontanamento dalla corte). MISANTROPO nasce in ambiente teatrale, profuma di polvere da palcoscenico e puzza di chiacchiericcio pettegolo da camerino. I suoi personaggi rispondono a tutti i cliché di quel contesto. Celimene assomiglia tanto a una prima attrice stanca e fredda, totalmente dedita alla forma e noncurante della sostanza. Filinte è il mediatore perfetto tra esigenze artistiche e ragioni produttive. E’ possibile immaginare Eliante e Clitandro come due giovani attori disciplinati e di belle speranze ferite. Oronte fa pensare a un politico che investe in “cultura” al solo fine di accaparrarsi consenso a buon mercato. 
La nostra scelta scenico - drammaturgica di un MISANTROPO immerso in un contesto provinciale e teatrale, trova nelle ragioni fin qui esposte, una sua forte ragionevolezza. 

***** 
A margine… 

Il progetto MISANTROPO mette insieme personalità teatrali catanesi che da tempo si sono distinte nel territorio nazionale per la loro attività di ricerca e la loro attività formativa. Il loro scopo è sempre stato quello di trovare un modo per rappresentare la realtà umana, etica e sociale di oggi. Hanno ritenuto di poter fare ciò attraverso lo studio di un classico come IL MISANTROPO di Molière convinti che fosse una possibilità unica per denunciare i vizi dei meccanismi che regolano le relazioni umane del mondo in cui viviamo. 

Sono grato ad Egle, Silvio, Enrico, Paolo, Roberta e Diego per la fiducia accordatami. 

Sono grato ad Alessandra, Arsinoe, Gianluigi, Laura, Giuseppe,Chiara, Luca e Stefania perchè senza la loro collaborazione sarebbe stato impossibile. 

Grazie di cuore. 
NICOLA ALBERTO OROFINO 

 

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