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IL PALAZZO DELLA BORSA

1 - L’edificio

Il Palazzo della Camera di Commercio di Catania occupa lo spazio dove sorgeva un tempo una chiesa ed un grande convento di Frati Cappuccini, alla confluenza tra la Via Sant’Euplio e la strada chiamata dai catanesi “Salita dei Cappuccini” a causa della sua pendenza ed è uno degli edifici più importanti costruiti nella Catania degli anni Trenta del Novecento. Fu progettato e la sua costruzione fu diretta dall’arch. Vincenzo Patanè, con la collaborazione di Giovanni Aiello. Fu inaugurato nel 1933.

Nel disegnarlo, l’arch. Patanè dovette risolvere il problema costituito dalla pendenza della Via Cappuccini, che lo costrinse a limitare l’estensione del piano terra, che a un certo punto si interrompe, mentre il piano primo procede fin oltre la curva della strada, affacciandosi ai margini di Piazza San Domenico. Ne venne fuori un palazzo a forma di C spezzata, con uno dei due lati corti prospicientela Via Sant’Euplio.

Le facciate presentano tre ordini, dei quali il primo, cioè il piano terra, si distingue sensibilmente dai due superiori per via della maggiore altezza, delle lesene bugnate molto evidenti e per essere segnato da un primo cornicione. Enormi finestroni, tutti ad arco a sesto tondo, sono presenti su tutti i lati, protetti da eleganti inferriate.

Al piano primo furono realizzate delle complesse finestre a balconcino, racchiuse da una coppia di colonne con capitello corinzio e concluse in alto da timpani triangolari o ad arco spezzato. Ogni parapetto è sostenuto da sette balaustre a sezione quadra.

Al piano secondo, in realtà un mezzanino, vista la grande differenza di altezza rispetto al piano inferiore, sono presenti finestre più semplici, ma pur sempre racchiuse d’ambo i lati da colonnine con capitello molto stilizzato. Alte lesene piatte, sormontate da capitelli ionici appena accennati abbracciano assieme sia il piano primo, sia il mezzanino.

L’edificio si conclude in alto con un ampio cornicione, in parte dentato, che sormonta una fascia dove appaiono in alternanza grossi bottoni e fasci littori stilizzati. Tutta la facciata, sia nelle parti, sia negli elementi più complessi, è costituita da pietra chiara d’intaglio, e non comprende neanche una minima parte d’intonaco.

Nello spigolo smussato che si affaccia verso Piazza Stesicoro, fu ricavato il monumentale ingresso principale. Questo breve tratto di facciata richiama quelli laterali, ma è dotato di una maggiore ricchezza di elementi architettonici. L’ingresso al piano terra, cui si giunge mediante una scalinata, è racchiuso da una coppia di colonne infilate in cardini giganti in foggia di cubi sfaccettati, mentre altre due colonne, oggi cerchiate in ferro per motivi di sicurezza, lo racchiudono e sostengono il ballatoio del salone esagonale del piano primo.

Quest’ultimo ha la luce contenuta tra una coppia di colonne per lato ed è sormontato da un grande timpano triangolare spezzato, che racchiude lo stemma di Casa Savoia, regnante fino al 1946.

Il cancello centrale, in profili di ferro saldato, è decorato con sei piastre in ottone che raffigurano lo stemma di Casa Savoia ed i simboli del Fascismo, con le iniziali che ricordano l’anno di inaugurazione, cioè il 1933, equivalente all’anno undicesimo dell’era fascista (A.XI.E.F.). Sopra il portone d’ingresso sono murati due tondi ed un mascherone, scolpiti da Tino Perrotta (Catania, 1908-1985), che trascrisse una data di un anno anteriore a quella già citata ed il nome del progettista.

In alto, sul tratto di facciata smussata, al di sopra del cornicione, appare la scritta “Camera di Commercio”, mentre al momento della costruzione dell’edificio la dicitura si riferiva al “Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa”, ente di epoca fascista poi commutato in quello attuale.

 

2 - L’ingresso e lo scalone principale

Varcato l’ingresso principale si entra in un atrio su due livelli da cui si può proseguire frontalmente verso un grande ambiente perfettamente circolare, denominato “Sala delle Grida”, dove un tempo avvenivano le contrattazioni di Borsa per alcuni prodotti agricoli e industriali. Su entrambi i lati del varco di accesso alla Sala la muratura è smussata formando due quarti di cilindro su cui sono montati tre bassorilievi per lato, opera dello scultore Carmelo Florio (Catania, 1887-1975). Essi riproducono scene di lavoro sia manuale (un contadino che ara la terra, altri che caricano sacchi su un autocarro, meccanici addetti alla riparazione di un aereo, muratori intenti alla costruzione di un edificio) sia di concetto (si scorgono persone ben vestite davanti ad uno sportello che potrebbe essere bancario).

Dal breve atrio si può inoltre accedere a sinistra alla hall che contiene lo scalone principale e a destra ad un grande ambiente rettangolare nel quale il pubblico accede per ricevere i consueti servizi della Camera di Commercio.

Nella hall con lo scalone si incontra subito a sinistra il busto dedicato al progettista arch. Vincenzo Patanè, che morì per un incidente stradale prima che l’edificio, la più importante realizzazione della sua vita professionale, venisse completato e inaugurato.

Particolare la ringhiera che cinge lo scalone, in stile déco, semplificato per non cozzare con l'austerità auspicata dal regime dell’epoca, realizzata in profilati di ferro e sormontata da un corrimano in ottone. Lungo di essa si scorgono alternate delle frecce, elementi tipici del déco, degli stemmi stilizzati e degli elefanti sormontati dalla canonica lettera A. Molto raffinate le due lampade ad alto stelo collocate entro le alte nicchie, anch’esse di impronta déco.

3 - La Saladelle Grida

La Sala delle Grida è l’elemento architettonico più caratteristico dell’edificio, non riscontrandosi nella nostra città altri esempi simili quanto ad ambienti chiusi (esiste però un bel cortile rotondo all’interno del Convitto Cutelli).

Al suo interno, negli anni Trenta del Novecento, venivano fissati i prezzi dei prodotti agricoli ed industriali più comuni, con vere e proprie aste al rialzo o al ribasso. Oggi viene utilizzata come sala per delle esposizioni temporanee.

É perfettamente cilindrica, ma l’andamento degli infissi, sei maggiori e sei minori, fanno si che essa sia idealmente divisa in sei settori, ognuno dei quali reca in alto un pannello a bassorilievo rappresentanti una delle più significative “produzioni” del periodo, opera dello scultore Giuseppe Piccolo (Pozzallo, 1903-1983), cioè dello stesso autore dei graffiti posti nell’antisala al primo piano.

I bassorilievi riportano i nomi delle attività produttive peculiari dell’economia della provincia di Catania negli Trenta del Novecento:

  1. 1.VINO – Un contadino versa un cesto d’uva dentro il pigiatoio, dove un altro è attento alla pesta.
  2. 2.GRANO – Uomini e donne falciano le spighe di grano e le raccolgono in fasci.
  3. 3.ZOLFO – Alcuni cavatori caricano dei blocchi di minerale per trasportarli verso la successiva fase di lavorazione.
  4. 4.MANDORLE, PISTACCHIO E NOCCIOLE – Contadini addetti alla raccolta.
  5. 5.CUOIO – Un operaio è intento alla prima fase della lavorazione, cioè la scarnificazione della pelle, che è già stata immersa in un bagno preparatore.
  6. 6.CITRATO – Un uomo spreme il succo degli agrumi con un torchio meccanico. Questa attività appare oggi un po’ misteriosa. Probabilmente si riferisce all’ottenimento del citrato sodico, utilizzato in farmacia come coadiuvante della digestione.

La copertura dell’ambiente è a cupola in parte cieca e in parte vetrata per dare luce all’ambiente. Il grande “occhio” centrale è protetto da un’artistica grata anch’essa in stile déco.

4 - L’Antisalone al piano primo

Al primo piano, sulla verticale dell’ingresso principale dell’edificio, si trova una grande sala a forma di esagono irregolare, che consente sia di entrare nella Sala del Consiglio Camerale, sia di affacciarsi al balcone più importante dell’intero palazzo.

É una sala di grande altezza, con uno splendido pavimento realizzato con grandi lastre di marmo grigio chiaro e nero. Monumentali anche gli infissi interni ed esterni in legno scuro, con ampie superfici vetrate suddivise in riquadri. Nella parte alta delle pareti si trovano sei graffiti, di color seppia, di argomento ispirato alla mitologia del mare, opera di Giuseppe Piccolo (Pozzallo, 1903-1983).

Nel soffitto le travi in cemento armato, creando un perfetto trompe l’oeil, sono decorate imitando le venature del legno e, assieme ai cornicioni laterali (decorati come le travi), formano dei poligoni irregolari.

Lungo le pareti si apprezzano due consolle con specchiera in legno di palissandro e marmo (lo stesso della parte bassa delle pareti stesse) e una serie di dieci applique in vetro di Murano. Dello stesso materiale il monumentale lampadario a trenta luci.

Nella sala è esposta una complessa opera d’arte in ceramica di Caltagirone (1931) costituita da un vaso con teste leonine e specchiature con paesaggi dell’antica Caltagirone, poggiato su un supporto, sul quale è raffigurata una danza di putti, nei colori tradizionali in uso nella cittadina degli Erei. Una copia identica è esposta nel Palazzo di Montecitorio a Roma.

Vi è inoltre attualmente esposto l’unico mosaico realizzato nel 1968 dal maestro Nunzio Sciavarrello (Bronte, 1918 – vivente) che raffigura alcune donne che lavorano al telaio.

5 - La Sala del Consiglio camerale

La Sala del Consiglio camerale, rettangolare, si svolge  parallela alla Via Sant’Euplio, sulla quale si aprono tre alti infissi. É caratterizzata da un arredo in legno omogeneo e richiamato anche nel rivestimento inferiore delle pareti in radica di noce. Sulla parete opposta rispetto all’ingresso è collocato il tavolo della presidenza, mentre le prime sei file di posti a sedere dispongono ciascuno di un ampio banco per la scrittura.

Al centro della parete che dà sull’interno del palazzo è collocato un grande dipinto, denominato “La terra rifiorente” (1933), opera di Roberto Rimini, raffigurante due buoi aggiogati in coppia e tre uomini addetti alla mietitura, sopra una coltre di frumento appena tagliato. Sullo sfondo l’Etna e la costa ionica, mentre di lato, in secondo piano, una madre accudisce una bambina.

Un altro dipinto, opera di Mario Siragusa, denominato “Fervet opus” (1933), si trova tra i due varchi di accesso alla Sala, e raffigura tre uomini a torso nudo intenti a dissodare la terra, utilizzando dei pesanti picconi.

In alto sopra gli infissi, sono posti sei disegni allegorici di Angelo Sanfilippo, (1883–1945), mentre le travi del soffitto sono caratterizzate, come nell’Antisalone, dalla decorazione trompe l’oeil che, imitando le venature del legno, ottengono un effetto simile a quello di un tetto a cassonetto.

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