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Chiesa della S.S. Annunziata ed ex Convento - Catania

 piazza carlo alberto

 Chiesa della S.S. Annunziata ed ex Convento

Chiesa e convento sorgono sul lato di levante di Piazza Carlo Alberto, in un luogo che fu per secoli poco al di fuori della cinta muraria che racchiudeva la città di Catania. Essi sono ben visibili nei dipinti a volo d’uccello che ritraggono la città etnea a partire dal 1592. Con le sue tre navate e i 68 metri di lunghezza, la chiesa è la terza della città per dimensioni, mentre assieme al convento occupa una superficie di poco meno di 10.000 metri quadri.

L’attuale complesso fu edificato nei primi anni del ‘700, immediatamente dopo il terribile terremoto del 1693, sulle rovine dell’omonima precedente struttura. Le origini di quest’ultima risalgono all’XI secolo, verso la fine del dominio saraceno in Sicilia, dapprima con una chiesa già allora dedicata a Maria S.S. dell’Annunziata e poi con una struttura conventuale.  

La facciata della chiesa, che supera i 32 metri di altezza, è costruita in pietra calcarea, in stile barocco, e presenta tre porte in corrispondenza delle navate. Il primo ed il secondo ordine sono inquadrati da due poderose semicolonne, mentre il terzo ordine è focalizzato attorno ad una gigantesca statua, in marmo di Carrara, della Madonna del Carmelo, o “del Carmine”, seconda intitolazione della chiesa, ma prima nelle preferenze dai catanesi. Lo stesso nome viene attribuito comunemente alla piazza ed al coloritissimo mercato che vi si svolge quotidianamente.

La chiesa è stata oltre due secoli la prediletta dalla famiglia Paternò Castello, sia del ramo dei principi di Biscari, sia di quello dei duchi di Carcaci, i quali l’hanno continuamente arricchita con preziose donazioni di genere sacro, quali dipinti, argenti, drappi e statue. Molti componenti della famiglia vi sono sepolti, sotto o dietro sfarzose lapidi in marmo e tra di essi Ignazio, il “principe” per antonomasia.

Al suo interno, lungo i fianchi e sulla testata delle navate laterali trovano alloggio dieci altari minori ciascuno dei quali merita una sosta per osservare le numerose opere d’arte ivi collocate, tra cui un dipinto del ‘500, mentre attorno al cappellone vi è un coro con 19 stalli.

Su entrambe le pareti della navata di sinistra è collocata una ricchissima collezione di ex voto, costituiti da ingenui ma efficaci dipinti che illustrano la scena cruciale che ha spinto il devoto a chiedere la grazia alla Madonna del Carmine. Gli ex voto si riferiscono ad un periodo che va dalla fine dell’‘800 all’immediato dopoguerra e rivestono curiosità per la raffigurazione di ambienti catanesi sia interni, sia esterni, dell’epoca.

Il Convento, dotato di un piano terra e due in elevazione, presenta un ingresso monumentale. Di ampie dimensioni, fu tolto ai Carmelitani poco dopo la raggiunta Unità d’Italia e adibito a caserma e poi all’attuale funzione di sede di Distretto Militare. Esso conserva al suo interno i resti di un edificio di epoca romana, conosciuto da sempre come il cosiddetto Sepolcro di Stesicoro, già investigato da Adolf Holm.

Giambattista Condorelli

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