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Teatro Massimo Bellini di Catania

 

Teatro Massimo Bellini

Catania agognava da tempo un bel teatro. Nel 1812 il Decurionato di Catania (oggi Consiglio Comunale) aveva approvato un progetto dell’architetto maltese Zahra Buda e dato inizio ai lavori, ma poi i fondi ad esso destinati erano stati stornati e indirizzati alla costruzione di un molo per migliorare la fruibilità del porto. Se fosse stato realizzato, il teatro avrebbe dovuto chiamarsi “Maria Teresa”, moglie di Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie.

Passarono cinquant’anni e si bandirono concorsi per un progetto pubblico cui nessuno volle partecipare. I lavori cominciarono finalmente a opera di un impresa privata,la Coco e Marchese: mancati questi fondi, nel 1874, proseguì i lavori l’ing. Andrea Scala, romano. Nuova interruzione nel 1878 e due anni dopo il Comune riscattò per 250.000 lire i lavori già eseguiti e affidò il definitivo progetto all’arch. Carlo Sada (1849-1924), giunto a Catania al seguito di Andrea Scala, suo maestro. Questi, milanese, si era formato all'Accademia di Brera e a Roma.

Il teatro è destinato alla lirica e ai concerti, ma eccezionalmente ospita delle compagnie di prosa. Fu inaugurato il 31 maggio 1890 con la Norma di Bellini.

La facciata

Lo stile architettonico si ispira all'eclettismo francese del secondo impero imposto a Parigi da Charles Garnier con l'Opéra di Parigi. Nel disegnare il prospetto, a due ordini, Sada utilizzò essenzialmente elementi classici, ma li arricchì con una grande varietà e quantità di decorazioni, riecheggiando così il barocco degli edifici del centro storico cittadino.

Egli impostò un corpo centrale avanzato a tre luci, unito sui lati a due pareti curve, ciascuna con due luci, che si raccordano con due corpi arretrati ad una luce ciascuno, nuovamente rettangolari. Il corpo centrale è costituito al piano terra da un portico chiuso da colonne, sormontato da un ricco cornicione e protetto da cancellate in ferro. Aprendosi sui due lati corti ed opposti, il portico, dal quale si accede all’atrio, consentiva la sosta temporanea delle carrozze, dalle quali il pubblico poteva scendere rimanendo al coperto.

Il piano primo è identico in pianta, ma interamente chiuso e contiene il foyer, da cui ci si può affacciare sulla sottostante piazza. Le colonne che segnano tutta la facciata sono doriche al piano terra e ioniche al piano primo, in entrambi casi arricchite da elementi decorativi, rispetto alle forme canoniche.

Al piano terra, in tutte le luci, tra colonna e colonna sono inseriti degli archi a tutto tondo. I due spazi così ottenuti tra l’arco ed il cornicione, sono decorati con corone di alloro o altri altorilievi.

Il primo piano offre anch’esso il medesimo gioco di colonne, ma gli archi inscritti nelle loro luci sono sostenuti da colonnine, il cornicione è ancora più pronunciato, ricordando una vera e propria trabeazione, e lo spazio tra arco e cornicione è tanto grande da consentire l’inserimento di una statua a mezzo busto e di due altorilievi di grande dimensione. Le statue si riferiscono ad undici musicisti già affermati all’epoca della costruzione e particolare rilievo venne dato ai tre catanesi (Pacini, Bellini e Coppola), che sono collocati in posizione centrale. Sul fianco sinistro troviamo Saverio Mercadante, Pier Luigi Palestrina, Giovani Paisiello e Giuseppe Verdi. Sul fianco destro si trovano Gioacchino Rossini, Giovan Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa e Gaetano Donizzetti.

Al di sopra del secondo cornicione sorge un corpo di fabbrica rientrato, visibile solo allontanandosi dall’edificio, coperto da un tetto a forma di omega, da cui si accede ad una terrazza protetta da una lunga sequenza di balaustrate, che si interrompe solo al centro, per collocare il cartiglio “Teatro Bellini” e per accogliere, sugli spigoli, grandi trofei e gruppi marmorei.

Tutte le decorazioni e le statue della facciata sono opera dello scultore Giulio Moschetti.

L’interno

La sala consta di 113 palchi su quattro file, 8 “barcacce” di proscenio, un palco centrale per il Capo dello Stato, per un totale di 2.000 posti. L’apertura del boccascena è di 14 metri, mentre il palcoscenico è profondo 21 metri. La volta fu affrescata con L’apoteosi di Bellini da Ernesto Bollandi, il sipario fu dipinto da Giuseppe Sciuti con una storicamente fantasiosa Vittoria dei catanesi sui libici, le decorazioni a stucco sono di Andrea Stessa.

Sopra l’atrio è ricavato un elegante foyer, nel quale, nel 1951, fu collocata la statua di Vincenzo Bellini, opera dello scultore Salvo Giordano. Apprezzabili anche le decorazioni del ridotto, opera del pittore Natale Attanasio.

L’impianto di illuminazione era a gas fino al 1929 ed elettrico successivamente. Carlo Sada dotò il teatro di un avveniristico, per i tempi, impianto antincendio ad idranti, collocando la riserva idrica sul colmo di due torrette, in maniera che l’acqua fosse sempre disponibile con la pressione necessaria, grazie all’altezza dei serbatoi. Nel dopoguerra, il teatro ebbe dei significativi ammodernamenti. Beniamino Gigli ebbe a dire nelle sue memorie che il Bellini ha la più bella sala di teatro al mondo; per parere unanime, la sua acustica è la migliore fra quella dei teatri d'opera europei.

Gli allestimenti del Teatro sono sempre ad altissimo livello, disponendo di un ottimo laboratorio scenografico, di un'orchestra di 105 elementi e di un coro di 84. I catanesi sono molto legati al teatro e lo frequentano con assiduità.

Giambattista Condorelli

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