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Palazzo dei Minoriti - Catania

Palazzo dei Minoriti

L’attuale Palazzo dei Minoriti è il frutto della ricostruzione, dopo il terrificante terremoto del 11 gennaio 1693, del preesistente edificio conventuale e dell’annessa chiesa, costruiti l’uno e l’altra nella prima metà del Seicento, per alloggiare i Chierici Regolari Minori, il cui ordine era stato fondato da Papa Sisto V nel 1588 e che presto si era diffuso in Sicilia.

Utilizzando in maniera appropriata il terreno preesistente e in piena sintonia con le direttive dei tecnici che collaboravano il Duca di Camastra, sia il Convento, sia la Chiesa, furono allineati con la nuovissima arteria cittadina, intitolata inizialmente al viceré Uzeda ed oggi ovunque nota col nome di Via Etnea.

L’edificio conventuale ebbe forma quadrilatera, disposta attorno ad un giardino, salvo una breve appendice posta dietro la Chiesa, intitolata a San Michele Arcangelo, così come la precedente andata distrutta. Esso fu dapprima costituito da un piano terra, un basso ammezzato e un piano primo, il cosidetto “piano nobile”. Il piano terra, dal lato esterno, fu adibito a botteghe su tutti i tre lati liberi (attuali Via Etnea, Via Prefettura, Via Manzoni), affinché dalla loro locazione ne venisse un reddito per il Convento. Il quarto lato era cieco in quanto confinante con la Chiesa. L’autore del progetto fu probabilmente Francesco Battaglia (1701?-1788).

Il Convento subì qualche danno a seguito del terremoto del 1818 (maggiori furono quelli occorsi all’adiacente Chiesa). Successivamente, negli anni ’30 dell’Ottocento, su progetto e direzione dell’arch. Sebastiano Ittar (1778-1847) fu elevato il secondo piano, così come appare in una stampa di Antonio Zacco inserita nel volume “Vedute e monumenti antichi di Catania” edita nel 1847.

Come accadde in tutta Italia a tutte le proprietà ecclesiastiche, nel 1866 il Convento fu requisito ai Minoriti (così erano chiamati per brevità i Chierici Regolari Minori) e dato in proprietà alla giovane Amministrazione Provinciale di Catania, che vi si insediò, concedendone metà alla Prefettura del Regno. Anzi, per rispetto al maggiore rango, a quest’ultima fu concessa la metà di maggiore pregio, cioè quella prospiciente la Via Etnea, mentre la sola Chiesa rimase di proprietà dei religiosi. Entrambi gli Enti si insediarono nel 1868.

 

Con la nuova destinazione si ebbero notevoli modifiche strutturali e architettoniche, prima tra tutte un complesso intervento di abbassamento del piano di calpestio lungo la Via Etnea, a seguito dell’eliminazione di una lunga gobba che questa strada presentava in quel tratto. Successivamente, per accontentare le sempre maggiori esigenze di spazio delle due Amministrazioni e senza riguardo per la tipologia architettonica originale, i portici che circondavano il chiostro furono chiusi per ricavarne ulteriori locali e, addirittura, sul lato interno di ponente dello stesso chiostro, fu costruito un lungo corpo di fabbrica a semplice piano, privo di alcuno stile.

Anche la guerra lasciò il suo segno nell’edificio, che subì danni dal bombardamento del 16 aprile 1943 e che dovette accogliere, interrato nel cortile, un rifugio antiaereo per la protezione degli impiegati e delle autorità, ma mai questi danni pareggiarono l’ultimo oltraggio, ancora sul lato prospiciente Via Manzoni, dovuto alla costruzione di un ulteriore piano privo di stile, adibito a Zona Telecomunicazioni per la Sicilia Orientale.

Finalmente, a seguito della sensibilità del Presidente della Provincia in carica negli ultimi anni ’90, furono demoliti il piano tecnico sulla Via Manzoni e tutte le strutture che rendevano ciechi, o che nascondevano, i quattro lati a portico del chiostro, che tornò così all’aspetto originale, mentre l’edificio subiva un restauro anche al suo interno

Nei suoi locali, di particolare pregio nella metà utilizzata dalla Prefettura, troviamo lo scalone principale, il grande salone di rappresentanza ed il corridoio di levante, tutti ornati con importanti opere d’arte pittorica.

Nella metà in uso alla Provincia, spicca il corridoio d’onore, lato di ponente dell’edificio, sulle cui pareti è esposta una collezione di stampe antiche dell’Etna e dei dintorni di Catania, raccolta dall’antiquario Franz Riccobono e acquistata dalla Provincia. Notevole la Sala del Consiglio Provinciale, restaurata nel dicembre del 2000, con le pareti decorate dal pittore Francesco Contraffatto, con una particolare tecnica ad olio monocromo su superficie argentata a foglie. Su di esse è ricordata la “civiltà del lavoro” delle comunità etnee. Meritevole anche il corridoio di tramontana, con i ritratti dei presidenti.

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