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Antonio Pandolfo ... il teatro mi fa sentire vivo e vicino alla gente

 

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Intervista ad Antonio Pandolfo, attore siciliano, apprezzato dal pubblico non solo in teatro ma anche in film e fiction e nella trasmissione televisiva "Insieme" condotta da Salvo La Rosa.

  •  Com’eri da ragazzino? Hai sempre avuto questa verve comica?

Da ragazzino ero molto timido.. molto, anche adesso lo sono, ma lo controllo. Il teatro mi ha aiutato tanto. Scherzo da sempre, ma il lavoro di animatore fatto in adolescenza nei villaggi turistici mi ha aiutato a comprendere meglio il personale atteggiamento nei confronti degli altri. Credo che da sempre mi abbia fatto piacere far ridere le persone. Non sopportavo le persone tristi, ed io lo ero.

  • Come ogni artista hai certamente modelli ai quali ti ispiri… ce ne dici qualcuno?

Mi hanno ispirato molti artisti nazionali ed internazionali e mi ha formato l'Accademia teatrale di Roma. Sui tempi e sulle espressioni del volto potrei ricordare Peter Sellers o Bill Cosby.. Buster Keaton. Sulla fisicità direi che Jerry Lewis è …geniale, il francese Jacques Tati.. è una lezione continua per chi vuole fare questo lavoro. In Italia, secondo me Alberto Sordi, Eduardo De Filippo,  Dario Fo, Proietti, ma anche Antonio Albanese di qualche anno fa, non tanto di adesso, poi.. Gaber.. ed altri: chiunque fa un lavoro con grande passione può solo ispirarti.

  •  Sei un attore di tv e di teatro, quale delle due cose ti gratifica di più?

La tv, la fiction, qualche scena in un film.. mi hanno reso più consapevole che voglio fare solo teatro: ti senti talmente vivo e senti la gente così vicina che te ne "fotti" di ogni altra cosa; in teatro vengono bambini, famiglie, fidanzati, separati, amanti, anziani, malati, depressi, stressati, angosciati, e tante altre "camurrìe".. e tu hai una grande responsabilità: ricaricarli tutti.. e loro ricaricano te.

  •  Buoni attori si nasce o si diventa?

Serve il talento naturale, la tecnica, la testa, il cuore e …la pancia, l'intuito, il gioco.. devi giocare tu per primo, altrimenti gli altri non partecipano. Come si fa con i bambini, per fare buone cose, per farle bene, che arrivino allo spettatore e che li arricchisca.

  • Quale episodio della tua carriera ricordi con maggiore piacere?

E' avvenuto durante una delle prime commedie a cui ho partecipato. Credo avessi 17 anni, avevo fatto un po' di animazione ma non è lo stesso, il teatro ha delle regole precise. Ricordo la grande stima che avevo di un attore anziano con cui avevo una scena di 7\8 minuti; ero tesissimo prima di entrare, nel momento in cui entrai mi mancava l'aria, sudavo freddo, avevo la lingua pezzata.. Ma questi erano i problemi minori, perché il problema serio era che l'altro attore aveva completamente dimenticato tutte le battute; in 10 secondi mi aveva liquidato con delle parole senza senso chiedendomi scusa con gli occhi... PANICO. Non so per quale intervento astrale laico o mistico, riesco a prendere l'iniziativa di dire le mie battute e le sue, cambiando anche la voce, improvvisando in scena uno sfogo di un pazzo che fa le domande e si dà le risposte. L'anziano attore ancora ricorda quella esperienza, ridemmo tutta la notte…

 

  • Con chi “dei grandi” ti piacerebbe lavorare?

Con tutti, grandi e piccoli, con chiunque ha qualcosa da insegnarti, e a teatro non finisci mai di imparare. Comunque con un grande già ci lavoro da anni ed è Giovanni Nanfa al teatro Jolly di Palermo.

  • Oltre a “recitare” hai anche scritto degli spettacoli. Cosa hai provato quando sono stati messi in scena?

Ho scritto alcune commedie poi messe in scena da compagnie amatoriali, monologhi per me o altri, dialoghi per gli spettacoli di cabaret con Nanfa e il denominatore comune è sempre la domanda: "come reagirà la gente?.. riderà?". La certezza si avrà solo quando il pubblico risponderà. Puoi scrivere canzoni, poesie, dipingere quadri o fare altro fine a se stesso, senza interessarti del giudizio altrui, puoi tenerlo in un cassetto o farlo sentire. Qualcuno apprezzerà, altri no, ma se scrivi un testo comico, lo fai solo per farlo sentire ad altri e condividerlo. Nel momento in cui lo condividi saprai se va bene o se lo puoi buttare. 

  •  Adesso su cosa stai lavorando e quali progetti hai per il futuro?

In questo periodo siamo in scena al teatro Jolly di Palermo con lo spettacolo comico "Ma che succede?" scritto con Giovanni Nanfa. In scena con noi ci sono: Giuseppe Giambrone ed il maestro Nicola Vitale al piano.

Per l'estate gireremo le piazze della Sicilia con la compagnia, ma anche da solo.

L'anno prossimo, sempre a teatro, porterò in scena uno spettacolo divertentissimo (dove farò 6 personaggi completamente diversi) dal titolo PANDEMONIO.

Un progetto importante sarà la messa in scena di uno spettacolo scritto con Martino Lo Cascio su un fatto tragico accaduto a Palermo nel dopoguerra conosciuto come "La strage del Pane". Ci stiamo lavorando da un po' per avere una obiettiva visione di questa tragedia storicamente poco conosciuta o trattata con superficialità, ma di grande drammaticità. Vorremmo che la conoscessero tutti, anche nelle scuole.

Link utili per seguire Antonio Pandolfo:

Sito Ufficiale: www.antoniopandolfo.it

Pagina Ufficiale Facebook: http://www.facebook.com/antoniopandolfocomico

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